Ho seguito le notizie su Leiria e dintorni e sulla scia di distruzione lasciata dalla tempesta Kristin con un nodo alla gola che non passa. E no, non sono là. Non sto togliendo il fango da casa, né guardando il cielo attraverso un buco dove dovrebbe esserci un tetto. Ma c’è un esercizio che non riesco a smettere di fare e che mi gela il sangue: e se fosse qui?
E se fosse Microgreens? E se fossero le nostre serre, il lavoro di anni, a volare via letteralmente in dieci minuti? E se le nostre persone, quelle che ci mettono la faccia e il sudore ogni giorno, arrivassero domani e non avessero un suolo su cui camminare né un tetto che le riparasse?
Basta guardare le immagini di Leiria come se fossero un film di finzione. Quello che vediamo, le aziende e le case distrutte, i capannoni contorti come carta accartocciata, i campi devastati, non sono solo «danni materiali». Sono vite in sospeso. Quando un’azienda vola via, lo stipendio non atterra sul conto di nessuno. Quando una scuola rimane senza finestre, il futuro di un bambino va in pausa.
Il paese corre a due velocità e Kristin lo ha dimostrato. Mentre alcuni discutono di «tecnicismi» negli uffici di Lisbona, a Leiria c’è gente che non riesce a fare una doccia calda. Che non ha rete per avvisare la famiglia di essere viva.
Parliamo di un’amputazione. Leiria è stata tagliata a metà mentre il resto del paese guardava i video dal divano. È rivoltante vedere la politica del «sembra che». Sembra che si aiutino, sembra che si dispiacciano, sembra che gli importi. Ma la verità è più brutta: l’interno e il centro continuano a essere il cortile di casa di Lisbona. Servono solo per le statistiche della sciagura o per le foto di propaganda in mezzo alle macerie.
Io guardo Microgreens e vedo il volto delle mie persone. E mi chiedo: chi le sosterrebbe se il nostro mondo volasse via in dieci minuti? Se Microgreens si trasformasse in uno scheletro di ferro contorto prima che riusciamo a dire «aiuto»? Chi ci porterebbe dignità invece di comunicati vuoti? Chi ci garantirebbe che il «domani» non sia solo un buco nero di burocrazia?
Quello che è successo a Leiria non è stato un caso di sfortuna meteorologica, è stato un promemoria brutale che siamo tutti tragicamente vulnerabili. Che la distanza tra «avere successo» e «non avere niente» è solo una raffica di vento.
Non voltatevi dall’altra parte e aiutate come potete. Condividete, parlate, pretendete soluzioni.
Non condividetelo per pena. Condividetelo per rabbia. Condividetelo perché domani il vento può cambiare direzione e bussare alla vostra porta. Condividetelo perché se non gridiamo adesso per il vicino che ha perso tutto, chi griderà per noi quando saremo noi i «dimenticati» del prossimo telegiornale?
Leiria non può essere dimenticata appena tornerà a splendere il sole. Perché per chi ha perso la terra sotto i piedi, la tempesta è appena cominciata.
Fotografia: João Porfírio