Quando si parla di agricoltura si pensa al prodotto: la foglia, il fiore, la verdura che arriva intatta nel piatto di uno chef esigente. Raramente si pensa a chi ci ha messo le mani.
Noi ci pensiamo. Tutti i giorni.
Il lavoro agricolo si fa presto la mattina, si fa al freddo, si fa al caldo, si fa in ginocchio. È fisico, ripetitivo, impegnativo e, contrariamente a quanto molti immaginano, sempre più tecnico: semina, irrigazione, controllo dei parassiti, raccolta al punto giusto, confezionamento, catena del freddo, logistica.
E chi lo fa è cambiato. Secondo la CAP, circa il 40% dei lavoratori dipendenti del settore è straniero. Dal lato di chi gestisce le aziende, il ritratto è un altro: l’età media dei produttori si aggira intorno ai 65 anni e meno del 4% dei gestori ha meno di 40 anni.
Produttori sempre più anziani, mani sempre più venute da fuori. Non è un’opinione, sono numeri.
E poi c’è l’altra domanda, forse la più scomoda: quanto vale questo lavoro?
Nel 2023 l’agricoltura portoghese ha generato circa 3,4 miliardi di euro di valore aggiunto. Ci nutre, esporta e tiene in piedi interi territori che, senza di essa, sarebbero solo paesaggio senza gente. È fondamentale per il Paese, per l’economia e per migliaia di imprese che dipendono ogni giorno da ciò che accade nei campi.
Ma il valore di una cosa e ciò che siamo disposti a pagare per averla non sempre coincidono.
E per chi ci lavora? Il salario minimo è oggi di 920 euro lordi e la retribuzione media del settore è aumentata di circa il 50% in un decennio. È un progresso reale ed è giusto riconoscerlo. Ma «media» è una parola morbida per cose dure: stagionalità, contratti brevi e l’incertezza di chi non sa mai bene cosa arriverà dopo.
È molto facile dire che «non c’è gente che voglia lavorare». Ma forse la domanda giusta è: che lavoro stiamo offrendo?
Ci sono meno giovani. La popolazione sta invecchiando. Le nuove generazioni studiano di più e fanno bene a volere di più dalla vita. Il lavoro è stagionale, spesso lontano dalle città, con problemi di alloggio e di trasporto che nessuno risolve in due righe. E sulla terra è rimasta una reputazione ingiusta: quella di essere ciò che si fa quando non c’è altro. Eppure nessuno sogna di essere l’ultima spiaggia di qualcuno.
Il risultato si vede già: tra il 2019 e il 2023 sono scomparse quasi 29 mila aziende agricole, soprattutto le più piccole. Ognuna con la sua storia e molte senza nessuno a cui passarla.
Non abbiamo la soluzione. Siamo una piccola azienda e sappiamo perfettamente quanto sia grande il problema. Ma abbiamo una convinzione molto semplice: CHI LAVORA CON NOI VALE PIÙ DI QUELLO CHE PRODUCE. E cerchiamo di renderlo chiaro ogni giorno: premiamo ogni mese chi si distingue; abbiamo bonus annuali perché, se un anno va bene, deve essere condiviso; abbiamo l’assicurazione sanitaria; pranziamo insieme; facciamo attività di team durante l’anno.
Chi si prende cura merita di essere curato.
Dopotutto, senza persone non c’è produzione. Senza produzione non c’è prodotto. E senza mani non c’è piatto.
3 commenti
Gosto desta forma de pensar e de fazer. Premiar os bons trabalhadores estimula os outros e teremos trabalhadores felizes e produção aumentada, a bem de toda a comunidade. Desejo longa vida a esta empresa de produção agrícola diferenciada e PORTUGUESA!
Gostei :-)
Vuestro modelo de empresa, tanto en la producción como en el servicio al cliente me parece muy interesante y la gestión de recursos humanos (personas) resulta muy meritorio, sois un ejemplo de gestión integral, enhorabuena